Fu sciatore agonista con l’Uoei assieme a De’ Longhi, Dal Negro, i Monti e i Pin. Poi le bocce e la pesca sul Sile. Quell’eleganza inconfondibile.
TREVISO. Per tutti era “el Conte”. Per l’eleganza, non solo del suo inappuntabile abbigliamento, e uno stile inconfondibile. Che portava ovunque andasse. Giannino Tocanne, uno degli esponenti della grande dynasty di San Giuseppe (lo zio Amedeo era quello della storica trattoria), è spirato a 76 anni.
Era agente di commercio, braccio destro dei fratelli Pivato, Mario e Vincenzo, con cui aveva avviato nei primi anni ’70 il Salumificio Paderno. In precedenza aveva lavorato con i Da Pian.
Lo ha stroncato, in pochi mesi, una forma di leucemia molto aggressiva, che invano i medici del Ca’ Foncello hanno cercato di combattere. Ma fino alla malattia girava ancora in monopattino, in linea con uno spirito sortivo e giovanile che aveva innato.
«Era sempre impeccabile», dice affranto uno dei suoi più caro amici «la sua vitalità era contagiosa, che andasse sugli sci, l’amore di una vita, a pescare sul Sile con la sua barca».
E sullo sci era stato anche agonista, giovanissimo, sul finire degli anni ’50, nella formidabile stagione dell’Uoei Treviso. Con lui c’era Pierantonio e Franca Pin, un giovane De’ Longhi, Miro Dal Negro, e tutti i fratelli Monti. Rimasti poi amici per tutta una vita assai intensa.
Successivamente avrebbe praticato anche le bocce, al Dopolavoro Ferroviario di via Benzi.
La famiglia vuole ringraziare il professor Gherlinzoni e il reparto di Ematologia dell’ospedale Ca’ Foncello: «La disponibilità, l’umanità, il servizio e la qualità dell’assistenza ci hanno commosso, non abbiamo parole per descrivere e possiamo solo rendere grazie».
Lascia la moglie Lucia, la figlia Eleonora e le nipotine Virginia e Bianca, che adorava.
L’addio giovedì alle 11, nella chiesa di San Giuseppe.