Molti lo ricorderanno attivo nelle battaglie dei Verdi, altri per il libro illustrato ispirato allo scandalo dei furti in biblioteca degli anni ’’80, altri ancora per l’aiuto al sindacato – era presidente della Lega degli Spi Cgil di Treviso – all’Anpi e al quartiere di Santa Bona in cui era cresciuto. Tutti comunque ieri accomunati dal dolore per la perdita di una persona che ha lasciato un segno su Treviso.
Maurizio Perissinotto ha accusato il Covid circa due settimane fa, subito in una forma molto aggressiva. Ricoverato al Ca’ Foncello, è stato portato in terapia intensiva, dove ha vissuto per due settimane in un’altalena tra piccoli miglioramenti e nuove crisi. Ieri non c’è stato più niente da fare, Maurizio è morto.
Vedovo di Franca, mancata dieci anni fa, lascia i fratelli Tito, Massimo e la sorella Manuela. Lunedì pomeriggio (ancora da fissare l’orario) si terrà il funerale, con la cerimonia laica nella sala del commiato del cimitero di Santa Bona.
«Ho condiviso con lui vicende che han riguardato la nostra puritana e benpensante città, città che dimentica spesso e in fretta, con il classico “mi no vao cambatar”. L’ironia di Maurizio», lo ricorda Roberto Stocco, «era molto sottile, mai banale, sempre intelligente e sapeva cogliere anche le più piccole sfumature, voglio ricordarlo così: con la sua ormai canuta barba e con il sorriso stampato sulle labbra».
Dopo una vita da dipendente dell’Ulss, era da poco andato in pensione e ne aveva approfittato per fare qualche viaggio lasciato indietro. Berlino e le sue amate montagne soprattutto. La natura è stata una dei suoi grandi compagni di vita, una natura da vedere e da difendere. Lo aveva fatto anche impegnandosi politicamente.
Fin dagli anni 80 era stato membro attivo dei Verdi Arcobaleno, seguendo le elezioni regionali, e candidatosi più volte. Nel 1992 era entrato in consiglio comunale a Treviso, dov’era rimasto poco più di un anno, poi nella seconda metà degli anni 90 anche l’incarico di consigliere provinciale.
L’ambiente è sempre stato al centro della sua attività, e Maurizio aveva fatto parte di diversi comitati per difenderlo; come quello contro l’arrivo delle prime antenne di telefonia mobile. La sua passione innata però era quella per la pittura e l’illustrazione, a cui ha dovuto rinunciare negli ultimi anni a causa dell’artrite reumatoide che lo affliggeva.
Fin da ragazzo aveva inforcato pennelli, china e colori; un eclettico nel settore. A metà anni 80 la pubblicazione che molti trevigiani della sua generazione ricordano. All’interno della biblioteca comunale in Borgo Cavour scoppia lo scandalo furti, spariscono diverse stampe antiche; e viene accusato il direttore Lucio Puttin, che nel 1986 si toglie la vita sparandosi un colpo in testa. Una vicenda che per mesi tiene banco in città, e che ispira Maurizio Perissinotto. Ne fa un libro a fumetti “Hostaria della Rosa – Umbertino e i misteri di Trivigi”, in cui racconta di cunicoli misteriosi che portano alla biblioteca, in pieno stile de “il Nome della Rosa”.
A Treviso in quegli anni viene letto da tutti, un po’come avvenne decenni prima – ma in stile più realista – per le Cronache di Provincia. È una delle eredità lasciate da Maurizio, insieme alle battaglie ambientaliste a cui ha contribuito per 40 anni.