Aveva 78 anni, era malato da tempo. Vasto cordoglio in città. La storia di un’impareggiabile saga di impresa ed estetica
TREVISO. Era malato da tempo, una polmonite gli è stata fatale. È scomparso a 78 anni Armando Sutor, l’architetto che con il fratello Mario ha firmato la saga di Cottoveneto, un’avventura che univa arte ed impresa nel segno dello stile. E che ha portato Treviso e la Marca, dalla fine degli anni ’60 fino al 2010, a vivere un’incredibile saga di arte ed estetica: il loro atelier, per mezzo secolo, è stato meta dei più grandi nomi dell’arte trevigiana, veneta ed italiana (dai Benetton a Nesi, da Murer a Zancanaro, da Abate a Biasi, da Barbisan a Rincicotti: un centinaio i nomi, la lista fa impressione), con mille contaminazioni al design e al fumetto (Crepax).
E pochi come i Sutor hanno saputo conciliare serialità manifatturiera con l’unicità della produzione artigianale. Da questo punto di vista, sono stati forgiatori (“sutor” in latino vuol dire calzolaio) della ceramica, in un solco illustre che la città aveva vissuto con Appiani e Guerra Gregorj, e non soltanto.
E oltre ad aprire un museo della ceramica in azienda, i Sutor avevano coltivato la passione del collezionismo: artistico Armando – un tesoro quello raccolto nella villa delle Rose a Selvana, dall’arte lignea medievale agli impressionisti e a tutti i grandi del’ 900, più letterario e poetica Mario, a cominciare dai diari di Zanzotto, loro grandissimo amico.
Uomo coltissimo, di un’eleganza sopraffina – il doppiopetto era suo tratto distintivo – che trasferiva dalla persona al senso del mondo e al piacere estetico, e viceversa, Armando si era laureato in architettura, e in gioventù era stato pittore informale che si era subito imposto agli occhi della critica.
Correva il 1966, quando con Romano Abate, Paolo Guolo, Mario Mattiuzzo, e Paolo Vian aveva destato sensazione, con la mostra “Il punto sull’arte giovane”, organizzata a Palazzo dei Trecento. Nel comitato scientifico figuravano Mazzariol, Apollonio, Santomaso.
Ma l’anno successivo, sarebbe cominciata l’avventura imprenditoriale con il fratello, sviluppando il laboratorio fuori città che il padre aveva aperto mettendosi in proprio. I due fratelli fanno nascere la Cottoveneto, che diventerà subito uno dei brand più noti della ceramica made in Italy, e i due fratelli saranno a lungo fra i primi contribuenti della città.
Dal laboratorio alla fabbrica a Carbonera, i prodotti sconfinano dal veneto e poi in Europa ma anche in Canada e in Australia. Nel 1987 l’apertura del museo d’impresa, che ospita artisti, architetti e designer, e dirigenti fucine e culla di innumerevoli manifestazioni culturali, con nomi di valenza mondiale. Nel 1996, lo sviluppo in un secondo polo, a Breda, per produrre la pietra da pavimento. Nel maggio 2007 Fondazione Benetton avrebbe ospitato a palazzo Bomben il primo Quaderno della ceramica.
Poi, nel 2010, i segni della crisi, le trattative con il sindacato per salvare i 52 dipendenti, l a richiesta di concordato preventivo, la cessione ad una finanziaria, che però non avrà fortuna: nel 2016 sarà dichiarato il fallimento. Ma la memoria resta nelle collezioni, nel museo aziendale portato nelle due abitazioni dei fratelli, in migliaia di case, di collezioni, di atelier.
Vastissimo il cordoglio negli ambienti artistici e imprenditoriali: la notizia della sua scomparsa, ieri pomeriggio ha fatto rapidamente il giro della città e dell’intera provincia.
Armando Sutor lascia la moglie Claudia, il fratello, la cognata Paola, i nipoti Alessandro e Anna, che vivono a Milano, e due pronipoti.
Domani si terrà una benedizione, alle 11, 45, nella camera ardente allestita dalle 11 all’interno dell’obitorio del Ca’ Foncello.