CORDIGNANO
Un’altra vittima del coronavirus: Giovanni Bolzan, 55 anni, “JoJo” per i nipoti, Joe per gli amici, direttore generale della Permac Calcio Femminile Vittorio Veneto, è deceduto dopo un’agonia durata più di un mese. Vittima di un contagio in Lombardia per lavoro o del focolaio dell’ultima partita dell’Atalanta, cui aveva partecipato sugli spalti di San Siro? Non si sa.
L’Atalanta era la sua passione, oltre al Milan. Alla squadra di Bergamo l’aveva avvicinato Diego Bortoluzzi, che oggi lo piange più di ogni altro. Joe aveva seguito la squadra del cuore contro il Valencia, nella partita da molti considerata uno dei focolai dell’epidemia in Lombardia.
«Mi sone santo?» chiese Giovanni al fratello Roberto poche ore prima del ricovero, sul letto della malattia in casa a Cordignano. Era il 22 marzo. «Lo sarai, lo sarai, ma prova a diventarlo già su questa terra» lo rincuorò il fratello. L’ultimo dialogo, il 23 marzo il ricovero di Giovanni prima a Vittorio Veneto, poi a Conegliano. La disperazione perché non c’era un posto di terapia intensiva libero. Quindi la trasferta a Oderzo e all’aggravarsi del quadro clinico, il ricovero d’urgenza a Treviso, dove Giovanni è deceduto ieri. Lascia la madre Augusta, il padre Severino, la sorella Simonetta e il fratello Roberto, che alla Permac fa l’allenatore delle portiere.
Bolzan faceva il rappresentante per una ditta di materiale plastico per l’edilizia di Santa Lucia di Piave. Girava l’Italia. Tra gennaio e febbraio si recò ripetutamente in Lombardia. Le circostanze dell’infezioni possono essere state molteplici. Una famiglia di sportivi, quella dei Bolzan. Simonetta e Roberto sono due accaniti interisti, da anni. I nipoti di “JoJo” pure.
«No, alla sua morte non eravamo assolutamente preparati. L’avevamo talvolta messa in conto, ma quei giorni, seppur rari, di miglioramento delle condizioni di salute di nostro fratello – ammettono Roberto e Simonetta – ci davano l’illusione di riaverlo presto con noi». Bolzan a metà marzo si era chiuso in casa, con leggeri sintomi della malattia. «Non riusciva a mangiare, si lasciava andare» racconta il fratello, «ero sempre lì, io e gli altri familiari, ad incitarlo a non lasciarsi vincere dalla paura. Sì, perché era terrorizzato dal Covid. Quando l’abbiamo ricoverato, era debilitato come non mai. Non aveva altre patologie, solo la pressione un po’ alta».
Intorno alla famiglia si è stretto tutto il paese, l’intero comune di Conegliano che lo piange con il sindaco Alessandro Biz: «È la settima vittima del nostro Comune ed è la più giovane. Siamo costernati, Bolzan sembrava la personificazione della vitalità. Quando telefonai al papà Severino, questi mi confidò tutta la sua preoccupazione per le condizioni del figlio. Un motivo in più per essere vicini alla famiglia Bolzan. Fa onore a tutta la comunità di Cordignano sapere che una persona come il signor Giovanni l’ha rappresentata al meglio, anche sullo scenario sportivo».
È il terzo lutto in un mese per la società rossoblù del calcio femminile: dopo la scomparsa del patron Giuseppe Casagrande, e del dirigente Dino Marcuzzo, ora è toccato a Bolzan. Casagrande, 66 anni, titolare dell’azienda, da sempre mecenate di questa ed altre società, è deceduto negli stessi giorni in cui Giovanni Bolzan entrava in ospedale a Vittorio Veneto. Da 29 anni Casagrande era lo sponsor del calcio femminile. Ultra-quarantennale era la collaborazione con la Cicloturistica di Vittorio Veneto. Nello scorso mese di agosto Casagrande aveva manifestato i primi sintomi del male. In questi mesi ha lottato con determinazione e forza contro il male, che però alla fine ha avuto il sopravvento. Ha lasciato la moglie Rosaria, il figlio Luca e il fratello Giovanni. A seguire la scomparsa di Dino Marcuzzo, a soli 63 anni, consigliere, dirigente, della società. Aveva subito una operazione al cuore, ed era in attesa di trasferimento a Motta di Livenza per la riabilitazione quando è stato riscontrato positivo al tampone. E non c’è stato scampo. Alla Permac era arrivato accompagnando i suoi figli, in particolare Andrea, che ha giocato a calcio tra le fila rossoblù per diversi anni. Camionista, ha fatto l’autista dei pulmini della società. Ha lasciato i figli, Christian e Andrea. Adesso il nuovo lutto, inatteso, anche se da un mese e mezzo il direttore generale Bolzan aveva lasciato la scena per giocare la partita più difficile.