«Aveva un tumore ma poteva vivere, invece è morto solo a causa del Covid contratto in Geriatria a Treviso»

L’ingegner Luciano Crassevich è spirato l’11 marzo, il dolore della nipote Gabriella Massalin che racconta cos’è successo

SAN BIAGIO. Luciano Crassevich aveva un tumore al pancreas, era stato operato e aveva 81 anni. Eppure dall’ospedale sarebbe uscito. Anzi le due dimissioni erano già state annunciate ai familiari.

Ma il coronavirus gli ha tolto in un solo colpo i mesi o le settimane che avrebbe potuto vivere ancora, forse poche, e gli ha tolto le carezze dei suoi cari nel momento del trapasso.

Gabriella Massalin è la nipote di Luciano Crassevich, uno dei primi deceduti per Covid la scorsa primavera – era l’11 marzo – e a lei le parole del dg dell’Usl 2 Francesco Benazzi hanno fatto male come una ferita.«Sappiamo che aveva una situazione clinica critica, ma mio zio è morto per il Covid. Se non lo avesse contratto in Geriatria al Ca ’Foncello, dov’era ricoverato per curarsi, avrebbe vissuto ancora. Forse avrebbe sofferto, forse avrebbe vissuto poco; ma il Covid gli ha tolto un pezzo della sua vita», sono le parole di Gabriella Massalin.

La famiglia ha intenzione di andare a fondo, chiederà le cartelle cliniche per avere date, diagnosi, esami. Crassevich viveva a San Biagio, dopo aver girato alcuni comuni della provincia. Laureato in ingegneria all’università di Padova, aveva ottenuto una cattedra al collegio Astori e poi al Giorgi di Treviso.

L’81enne aveva un tumore al pancreas, e il 9 gennaio era stato sottoposto ad un intervento per un bypass. Dopo quindici giorni era stato dimesso. Ai familiari era stata prospettata la possibilità di operarlo nuovamente e sottoporlo a un ciclo di chemio, «io per prima ero stata dubbiosa all’epoca, ma i medici dissero che poteva sostenerla, e che lo fanno spesso a persone anche più anziane di lui». Dopo due settimane dall’intervento però Crassevich si ammala, ha una setticemia e viene ricoverato in geriatria. Poi la polmonite e il tampone positivo. «È morto da solo, non è facile da accettare».