Coronavirus a Treviso, otto operatori contagiati a Medicina. Conegliano, l’emergenza in ospedale

Messi subito in quarantena, positivi anche alcuni pazienti. Il sindacato Nursing Up: qualcosa non ha funzionato nei controlli all’interno del Ca’ Foncello

TREVISO. Otto lavoratori contagiati e una serie di pazienti. Il coronavirus non dà tregua agli ospedali della Marca. Questa volta si è insinuato nella Medicina di Conegliano. «Noi che lavoriamo nell’area Sud della Medicina dell’ospedale, indicata come reparto non-Covid, ci siamo ritrovati ad essere più esposti al Covid della Medicina Ovest che invece è stata adibita all’infezione. Un vero paradosso», commenta uno degli operatori sanitari dell’unità medica coneglianese.

Ancora una volta il virus è entrato in corsia e i sistemi di controllo non sono bastati a tenerlo a bada. Il reparto coneglianese è stato blindato, sono scattati i tamponi a tappeto e i professionisti malati sono stati immediatamente allontanati e posti in quarantena. Alla luce di quanto accaduto i sindacati chiedono all’Usl maggiori misure di protezione per garantire pazienti e personale medico, paramedico e infermieristico. «I professionisti sono allarmati, se casi come questo accadono ancora significa che qualcosa non ha funzionato sul piano dei dispositivi di sicurezza e delle procedure», commenta Guerrino Silvestrini, segretario veneto Nursing Up.

I precedenti. Le positività riscontrate in Medicina a Conegliano seguono di pochi giorni il focolaio scoppiato nella Prima Medicina dell’ospedale Ca’ Foncello, dove il marito di una paziente ricoverata che era andato a farle visita, ha manifestato febbre ed è risultato positivo al test, facendo scattare l’allerta. Anche la moglie degente è stata infettata e sarebbero emerse altre positività tra gli utenti. A quel punto il reparto è stato sigillato, vietato l’ingresso se non con apposito pass e dopo il controllo della temperatura. «Il personale va costantemente dotato di tutti i presidi di protezione e in ogni situazione va applicato il principio della massima precauzione. Ben sapendo che gli ospedali sono un concentrato di rischi infettivologici non vanno sottovalutate le richieste del personale che opera sul campo», aggiunge Silvestrini.

Proprio in merito all’operato dei sanitari impegnati sul fronte Covid da febbraio nei nosocomi della Marca, mercoledì è stato deciso di destinare i fondi residui del 2018 pari a 1,3 milioni di euro. Nella concertazione tra Usl e rappresentanze sindacali si è deciso di destinare il 32% della somma al personale presente a marzo 2020, il 10% come quota aggiuntiva a chi ha fatto ore di straordinario in area Covid. «È stato un accordo sudato», conclude il referente di Nursing Up, «noi come sindacato degli infermieri ritenevamo doveroso che ci fosse un riconoscimento alla categoria sanitaria che ha rischiato in prima persona, impegnandosi nella prima linea dell’emergenza coronavirus». 

il bollettino. Sul fronte del bollettino sanitario quotidiano c’è da segnalare che ci sono stati altri due decessi negli ospedali.