Coronavirus nella Marca. Carlo, Orfeo e gli altri le storie e i volti dei nostri morti

SPRESIANO. In parrocchia, nel sindacato, nel volontariato. A Spresiano era conosciuto e stimato da tutti. CarloCorazzin è mancato domenica all’età di 83 anni. Era una colonna di Spresiano, grazie al suo impegno in diversi settori, tra cui quello nella Fnp Cisl, la sigla sindacale dei pensionati. Corazzin da tempo viveva nella casa di riposo di Ormelle, Luigi e Augusta, e due settimana fa dopo essersi ammalato era stato trasferito all’ospedale di Oderzo, dove domenica è mancato.

«Il coronavirus si è portato via mio papà. Pur essendo in casa di riposo e sebbene questa abbia preso subito – il 22 febbraio – tutte le precauzioni possibili, il virus maledetto ha colpito lo stesso. Per questo, vi prego, rispettate i divieti», è l’accorato appello della figlia Cinzia.
Carlo Corazzin lascia, oltre a Cinzia, l’altro figlio Claudio, con Paola, le nipoti Michela e Lara, e le cognate Silvana e Rosalina.
Originario di Nervesa, ormai da molti anni viveva a Spresiano. Aveva lavorato come operaio alla Electrolux, senza mai tirarsi indietro nell’impegno a favore degli altri nel tempo libero. In parrocchia, ma anche e soprattutto nel sindacato. Faceva parte anche del gruppo degli alpini Ana, motivo per cui la famiglia, sebbene un vero e proprio funerale non potrà tenersi, ha chiesto non fiori, ma eventuali offerte che saranno devolute alla Protezione Civile di Spresiano. Nel 2014 Corazzin era rimasto vedovo, la moglie Dione Lovadina era stata colpita da un infarto mentre si trovava al mercato di Visnadello. 
 
Continuano i silenziosi addii ai nonni della Marca. Ieri, lunedì 20 aprile, al Gris è deceduto Orfeo Marchesin, 95 anni, di Casier, storico terzista che per anni ha lavorato nel settore agricolo.
«Lo conoscevo da quando sono piccolo», ricorda il sindaco di Casier, Renzo Carraretto, «era grande lavoratore, serio e qualificato. So che il figlio Flavio ha portato avanti questa tradizione. Il signor Orfeo è stato uno dei fondatori della Cantina del Terraglio, per un breve periodo è stato anche consigliere comunale e ha avuto un ruolo nello sviluppo della Cassa rurale e artigiana di Casier che poi è confluita Banca di Monastier e del Sile». La moglie di Orfeo Marchesin era mancata pochi mesi fa, sempre nell’Rsa del Gris. Lascia i figli Flavio, Emanuele e Tiziana. 
 
Marchesin è l’ultimo in ordine di tempo, di una sempre più lunga scia di decessi che interessa il focolaio del coronavirus nella casa di riposo dell’Ipab moglianese: venerdì scorso è mancata all’età di 90 anni Ada Rossi, vedova Favaro.
Era originaria del Veneziano e della frazione di Favaro; sempre la settimana scorsa il virus ha stroncato la vita della novantaseienne Livia Macchion, residente a Mogliano, nel quartiere Ovest, vedova Simonetto. —
 
A Conegliano il macellaio di Borgo Madonna, Bruno Zanette 80 anni, è un’altra vittima del coronavirus. Zanette ha rappresentato un pezzo di storia del quartiere. Originario di Pianzano di Godega, la sua famiglia ha sempre commercializzato carne e lui fin da ragazzo ha appreso il mestiere. Aveva avviato l’attività in proprio a Conegliano nel 1969. La sua macelleria era rimasta aperta fino al 2000. Bruno Zanette è stato uno dei commercianti che ha portato vitalità sotto i portici di via Madonna, dove oggi rimane ancora qualche negozio ed esercizio pubblico, di fronte al Collegio Immacolata. Aveva fatto parte dell’associazione “Fuisca”, realizzando varie iniziative a Conegliano tra gli anni ‘80 e ‘90.
Domenica sera 19 aprile è deceduto a Casa Fenzi, dove era ospitato da circa sette anni.
Piangono la sua scomparsa la moglie Maria Luisa, i figli Silvia, Vittorio e Francesco. In tanti in borgo Madonna ricordano con affetto il macellaio Bruno: sapeva sempre come soddisfare i clienti, ed anche nel quartiere di Lourdes dove ha abitato per la maggior parte della sua vita. I suoi cugini gestiscono la macelleria Zanette di Levada di Pianzano.
Lo ricordano inoltre gli amici dei locali in centro storico che aveva frequentato. A causa delle sue condizioni di salute dal 2013 era stato necessario il trasferimento in casa di riposo. Settimane fa era risultato negativo al test sierologico, poi però giovedì era stato sottoposto al tampone e sabato è arrivato l’esito che anche lui era stato contagiato dal Covid-19. Bruno Zanette ha resistito per altre ventiquattr’ore, ma il suo fisico debilitato non ha potuto reggere. Lui, come altri ospiti di Casa Fenzi, è deceduto con il coronavirus. 

«In uno dei nostri ultimi incontri, nel reparto di Prima Medicina al Ca’ Foncello gli ho fatto ascoltare la musica del nipote al pianoforte e si è commosso». Rosetta, piange per il padre Severino Merotto, deceduto domenica per coronavirus all’ospedale di Treviso.

Era molto conosciuto in città sia per le sue assidue frequentazioni all’Auser di via Belvedere, sia per essere il nonno del pianista Elia Cecino, vincitore l’anno scorso del prestigioso premio Venezia, uno dei più ambiti riconoscimenti nel campo della musica classica. Merotto lascia la moglie Pia, le figlie Michela e Rosetta, assieme ai quattro amati nipoti. Era originario di San Donà e, come racconta la figlia, era un «felice pensionato».
Ricoverato due settimane fa all’ospedale di Treviso per alcune patologie pregresse, ha contratto il virus pochi giorni prima di essere dimesso.