Morte dai contorni ancora poco chiari in una palazzina in via Ponchini: Serena Fasan, farmacista, era mamma di un bimbo di due anni. Il corpo rinvenuto dal compagno, sentito a lungo dai militari dell’Arma
CASTELFRANCO. Il compagno Matteo Piva l’ha trovata esanime, riversa nel corridoio dello loro abitazione, ieri sera poco prima delle 19. Non dava segni di vita: ha subito chiamato il 118, e sul posto, in via Ponchini 17, nel quartiere Avenale, è accorsa in pochissimi minuti un’ambulanza.
Ma per Serena Fasan, 35 anni, farmacista in servizio alla “Fonte della salute”, al centro commerciale Giorgione, e mamma di Ettore, si soli 2 anni, non c’era più nulla da fare. Il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso della donna, stimatissima professionista.
Ma qualcosa ha indotto il 118 a contattare le forze dell’ordine, per risalire alla cause di una morte così prematura e sconvolgente. E sono stati allertati i carabinieri della compagnia di Castelfranco, coordinati dal comandante maggiore Enrico Zampolli, immediatamente accorsi.
Sono dei segni sul collo, di cui ora bisognerà capire l’origine. Sicuramente sono stati lasciati da mani. Ma bisognerà capire se sono compatibili con uno strangolamento oppure con il tentativo di rianimare la povera donna.
La coppia con il figlio abita al piano terra di una palazzina di recente costruzione. La perquisizione dell’appartamento e i rigorosi controlli nella varie stanze della casa hanno dato esito negativo, ma qualcosa ha indotto gli uomini dell’Arma a vederci più chiaro sulla tragedia, chiamando il medico legale perché stabilisse con certezza le ragioni di un decesso così misterioso.
E la morte di Serena, a quel punto, si è tinta di giallo fino a notte fonda, in attesa del responso del medico giunto in via Ponchini all’ora di cena. È l’anatomopatologo Alberto Furlanetto.
La prima ipotesi era stata quella di un malore fulminante, per i carabinieri: niente, da un primo sommario esame del corpo della donna, faceva far pesare a un omicidio presagire elementi sospetti. Il compagno – titolare del noto pub “Ai do gati” – sentito a lungo dai militari dell’Arma, ha spiegato di essere tornato a casa quando il padre della ragazza lo aveva chiamato, allarmato perché la figlia non rispondeva al cellulare da diverso tempo. Il bimbo, quando il padre ha scoperto il corpo della compagna, stava dormendo nella sua stanzetta.
Questo può far ritenere che il decesso della donna risalisse a qualche ora prima. Nessun effrazione, né al portone di ingresso, né alle finestre dell’abitazione, che potessero indurre a pensare a un furto a un’incursione nell’appartamento.
Rilievi e accertamenti sono proseguiti fin nel cuore della notte: sul posto sono accorsi anche il pubblico ministero Mara De Donà, che potrebbe disporre anche l’autopsia, e il comandante provinciale dell’Arma deie carabinieri, Gianfilippo Magro.
Intanto, dalle finestre vicine gli altri residenti della zona hanno capito ben presto che si era consumata una tragedia. Commozione palese, nessuno aveva voglia di parlare
Immediata l’eco della scomparsa prematura delle donna: la notizia si è diffusa in tutta la città, in tarda serata, suscitando commozione e non solo nel quartiere, nuova zona “in” della città.
La pm di turno e sostituto procuratore della repubblica, Mara Giovanna De Donà, la mattina ha nuovamente incontrato il medico legale che la notte precedente ha fatto un primo esame esterno sul corpo di Serena Fasan, il dottor Alberto Furlanetto. Non ha ancora conferito ufficialmente l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo della donna, ma lo farà di certo nelle prossime ore. Non si sa ancora invece se la eseguirà su quello dello zio suicida.
Sul collo della vittima il medico ha trovato dei segni provocati molto probabilmente da mani e non da oggetti, ma è molto cauto perché è ancora da valutare se sono compatibili con il decesso e dunque attribuibili a strangolamento, o non invece attribuibili al tentativo disperato di rianimarla, come spiegato dai famigliari.
Anche il sindaco Stefano Marcon, appresa la notizia, è tornato dalle ferie, che stava trascorrendo a Jesolo per racarsi sul posto. Con lui anche l’assessore Gianfranco Giovine. Castelfranco ieri sera, ha fatto i conti con una tragedia che su molti fronti rimane ancora inspiegabile