Con la compagna di una vita, Maristella, e il nipote Gabriele. E ancora, uomo dalle mani d’oro, dalle infinite competenze e conoscenze. E un poeta, che lascia il suo volume “Moods” (stati d’animo), pubblicato a novembre.
Bruno Cendron è mancato ieri all’affetto dei suoi cari e dei tanti amici che l’hanno stimato e amato. Avrebbe compiuto 73 anni fra poco. Era uno speciale concentrato di umanità, tecnica, abilità. L’ha strappato alla vita una malattia crudele quanto rapida. Nella prima ondata aveva superato il Covid, poi i sintomi: non era la tiroide, purtroppo.
Bruno sapeva progettare, disegnare, riparare, con grande competenza e manualità, e anche pazienza, ma aveva i doni dell’artista. Memorabili i suoi orologi solari, meridiane sempre ispirate a soggetti della memoria e della tradizione.
Una in particolare, analemmatica, è stata un capolavoro di perfetta simmetria e osservazione. Così come l’ultima realizzazione in legno di noce, un leone marciano sulla bandiera veneziana.
Ma Bruno sapeva anche suonare e cantare, costruire oggetti. «Non ha perso un minuto nella sua vita senza imparare qualcosa di nuovo e subito sperimentarne l’evoluzione», dice chi lo conosceva bene, «con lui si poteva scherzare in almeno tre lingue, oltre il veneto, di cui era appassionato cultore».
Sapeva trasformare sentimenti ed emozioni in parole ed opere. Fino all’ultimo, se è vero che ha composto poesie struggenti anche in ospedale. Lascia la moglie Maristella, i figli Giorgia e Enrico, con Massimo e Lisa; e gli adorati nipoti Gioia, Gabriele, Giovanni e Julia.
I funerali si terranno lunedì, alle 10, nella chiesa di Santa Maria del Rovere.