Alcuni anni fa, Ezio Bosso aveva annunciato di essere malato di una patologia neurodegenerativa. Una malattia che gli fu diagnosticata dopo un intervento per un tumore al cervello a cui fu sottoposto nel 2011 e che lo aveva costretto a dire addio ai concerti da solo al pianoforte nel settembre 2019, quando disse: “Non posso più suonare. Se mi volete bene smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso. Ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza”.
Poco dopo, spiegò che non si trattava di un addio al mondo della musica: “Chiariamoci bene. Sono molto felice perché faccio il mio mestiere di direttore. Facciamo cose ancor più belle con le orchestre. Quelle che sogno e ho sognato tutta la vita. Purtroppo è stato dato inutile risalto in maniera sciacalla come sempre al pregiudizio su di me. E questo sì che fa male. Ho solo risposto (come dovreste aver notato) che non faccio più concerti da solo al pianoforte perché lo farei peggio che mai e già prima ero scarso 🙂 cosa che avevo già annunciato 2 anni fa. Ma continuo a fare musica e meglio di prima! Non mi sono ritirato. Sono felice di ciò che faccio tantissimo! Ma mi addolora quando si insiste col pianoforte perché non so dire di no, faccio molta fatica e non ho abbastanza qualità. Ma soprattutto perché non si vede la bellezza di altro, quello per cui lotto”.
Musicista di straordinario talento, oltre che grande esempio di vita per la sua tempra, Ezio Bosso si era avvicinato alla musica all’età di 4 anni. Aveva esordito come solista in Francia a soli 16 anni. Ma a cambiargli la vita fu l’ìncontro con il contrabbassista viennese Ludwig Streicher. Fu lui a consigliargli di studiare composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna. Negli anni 90 Bosso divenne un musicista apprezzato a livello internazionale, con concerti in tutto il mondo: dalla Sydney Opera House alla Carnegie Hall passando per il teatro Regio di Torino e il Colòn di Buenos Aires. Ha diretto la London Symphony Orchestra, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, quella del Comunale di Bologna, la Filamornica ‘900 e altre ancora, mentre tra il 2017 e il 2018 è stato direttore stabile del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.
Nel 2016 Carlo Conti lo invitò come ospite d’onore al Festival di Sanremo. La sua esibizione sul palco dell’Ariston incantò l’Italia e da quel momento la sua arte divenne nota anche al grande pubblico. L’esecuzione di “Following a Bird”, una composizione inserita nell’album “The 12th Room”, aveva colpito tutti.