Imerio guarisce e ritorna a lavoro, il virus uccide il padre poche ore dopo

Lutto nella famiglia De Nadai: il panettiere aveva appena festeggiato il rientro. Poi, a fine turno, la telefonata: «Papà Francesco è morto»

SALGAREDA. È mattina presto quando il panificio di Imerio De Nadai alza la serranda in vista di una giornata di lavoro. Il fornaio ieri era ritornato in bottega dopo un’assenza di oltre un mese. Imerio, panettiere di 47 anni residente a Salgareda, aveva affrontato e vinto la durissima battaglia contro il Covid-19. Era stato lui stesso ad annunciare il suo ritorno dietro il banco con un post sul profilo facebook: «Mi sembra un sogno, sono sicuro che sarà un bel inizio». Parole di speranza per un traguardo raggiunto con sofferenza, una gioia frantumatasi però in poche oro. Alle 13, subito dopo aver chiuso il negozio, è arrivata la chiamata dall’ospedale. Il padre Francesco, anche lui malato di coronavirus, stava esalando l’ultimo respiro. È morto pochi istanti dopo.

È una storia drammatica quella che racconta il primo decesso provocato dal coronavirus nel comune di Salgareda. Francesco, detto Nino, De Nadai classe 1939, era nato a Salgareda dove ha trascorso tutta la vita. Energico e tenace, era conosciuto da tutti in paese dove si distingueva per la sua instancabile dedizione al lavoro. Di professione muratore, amava spendersi anche nel duro lavoro dei campi di sua proprietà. Era sposato da parecchi anni con Irma, insieme alla quale aveva dato alla luce due figli, Imerio e Lorena. Una bellissima famiglia, armoniosa, di cui il coronavirus ha stravolto la storia per sempre.

Lì la storia della famiglia si divide inesorabilmente: da una parte Imerio, dall’altra il padre Francesco. Entrambi a combattere, separati, una stessa lotta. Poco prima di Pasqua il panettiere viene dimesso, è provato, stanco, e pubblica un video nel quale ringrazia pubblicamente tutto il personale sanitario che si è preso cura di lui: «Dobbiamo baciare dove camminano» dice raccontando un vero calvario. Chiuso in casa, non può che sperare per le sorti del papà. «Io sono stato l’ultimo a vedere il nonno in piedi e l’ultimo a vederlo giacere nel letto d’ospedale» racconta commosso Riccardo, il figlio di Imerio, 20 anni.

Pur non avendo patologie pregresse le condizioni di Francesco De Nadai sono apparse subito gravi ai medici che hanno optato per un ricovero in terapia intensiva. Nelle settimane a venire c’era stato un apparente miglioramento, che faceva sperare. Ma non ce l’ha fatta. Da due settimane il suo quadro clinico si era aggravato e reni e polmoni ne erano usciti devastati. Qualche giorno paradosso drammatico, l’esito del tampone su Francesco lo descriveva come guarito. Ma ormai era tardi. Il suo corpo, ormai fragile e deperito, non era più in grado di reagire. «Appena ho ricevuto la telefonata dall’ospedale che mi aggiornato sulle condizioni di mio nonno mi sono precipitato a Oderzo» continua sempre Riccardo. «L’ho potuto vedere per l’ultima solo attraverso un vetro. Era steso a letto, incosciente e solo, in attesa di morire».

Tra i tre amatissimi nipoti di Francesco c’è anche Arianna che non vede il nonno dal 14 gennaio e non avrà più modo di riabbracciarlo. La giovane si era trasferita da qualche tempo in Cina per inseguire i suoi sogni e da mesi ormai mancava da casa. «Le abbiamo detto che il nonno non c’era più per telefono. Era disperata ma abbiamo cercato di consolarla e starle vicino» dice il fratello. La data fissata per i funerali è il 4 maggio. Nonostante vi sia la possibilità di aprire le celebrazioni funebri ad un massimo di quindici persone la famiglia, onde evitare che si creino assembramenti, vista anche la notorietà dell’uomo, ha optato per una cerimonia intima. Ieri, la gioia del figlio Imerio per il ritorno a lavoro, tra forno e farine, è stata solo una parentesi di felicità evanescente.