Classe 1924, abitava a San Liberale. La moglie ferita per soccorrerlo. Famose le sue imprese in bici: scalò il Pordoi con un gamba legata .
TREVISO. Fino a pochi giorni fa sperava di andare ancora con il nipote in bicicletta, magari di salire fino all’amato Montello e «dare una sbirciata alle belle tose».
Giorgio Fanti, classe 1924, è mancato lunedì mattina dopo una brutta caduta in casa, in via Lazio a San Liberale. Storico “casoin” di via San Vito, legato da una passione viscerale per la bicicletta con cui fece imprese memorabili macinando oltre 750 mila chilometri, era un personaggio noto in città, amato per la gentilezza, gli scherzi, le scommesse impossibili.
La più curiosa la ricorda proprio il nipote Gabriele Coassin, figlio della sorella. «Mio zio un giorno ha dichiarato di fronte agli amici allibiti che sarebbe riuscito a salire sul Pordoi con una gamba. Nessuno ci credeva ma lui lo fece». Fanti si legò letteralmente una gamba, immobilizzandola in modo da pedalare a metà potenza, dimostrando di saper compiere l’impossibile.
«Quello che altri ciclisti riuscivano a terminare a fatica con due gambe lui lo fece con una sola» racconta Coassin che ricorda le sfide lanciate a Carlo Benetton. «Vince chi arriva prima sulla Cima del Grappa». Inutile dire chi fu a tagliare il traguardo. A novant’anni suonati possedeva ancora la tessera della Federazione ciclistica italiana e a 81 anni si registra la festa in suo onore del Gruppo Cicloturistico Treviso (di cui fu tra i fondatori) che lo decretò “campione sociale” e “totem del ciclismo di casa”.
L’ultima importate bicicletta gli era stata regalata una ventina d’anni fa da Giovanni Pinarello che con Fanti aveva una profonda amicizia. Innumerevoli le scalate, nelle gare e da amatore: scalò lo Stelvio, il Gavia e il Mortirolo e tanti altri luoghi abitati dalle aquile ma nel cuore aveva il Montello. Molti lo ricordano in veste professionale, dietro il bancone del negozio di via San Vito, aperto dal padre alla metà degli anni Venti. La famiglia era di origine trentina, prima emigrata a Bologna e poi giunta a Treviso dove venne aperta la rivendita in centro città.
«Sapeva coccolare i suoi affezionati clienti per i quali metteva sempre da parte qualche prelibatezza» racconta chi frequentava la bottega. Anche la moglie Licia lunedì mattina è stata ricoverata al Ca’ Foncello: è caduta cercando di sollevare il marito prima di chiedere aiuto al 118. I loro cari li hanno visti partire in ambulanze separate. Lui è morto poco dopo. Il rammarico è di saperli separati dopo una vita passata fianco a fianco. Giorgio Fanti lascia la moglie Licia, i figli Mariantonietta e Bruno.