Il numero uno della sanità di Marca aveva affermato che soltanto il 15 per cento delle vittime è morto effettivamente per colpa del Covid. Tutti gli altri sarebbero morti a causa di altre patologie. Carraretto, attivo nella protezione civile, 73 anni, era residente a Sant’Angelo di Treviso.
«Mio zio aveva un fisico forte, anche se si sottoponeva alla dialisi tre volte alla settimana». Graziella ne sa qualcosa, infatti è stata la prima trapiantata pediatrica d’Italia, quando aveva solo 12 anni a quell’epoca, ben 41 anni fa, il trapianto era stato eseguito all’Ospedale di Milano.«Non posso quindi essere assolutamente d’accordo, quando mi vengono a dire che lo zio è morto perché aveva qualcos’altro». Per spiegare meglio fa un esempio citando l’epatite C. «Se una persona fa la dialisi e viene infettata con le epatite C e muore, ci cosa miuore? Di epatite C! Quello che è capitato a mio zio è la stessa cosa: non è morto per conseguenze o problematiche dovute al virus del Covid è proprio morto di Covid. Perché il virus del Covid, purtroppo, ha fatto “bene” il suo mestiere».
Graziella rievoca le tappe della malattia e quel virus che «gli ha distrutto i polmoni, forse già debilitati. Altrimenti, e lo ripeto, poteva convivere altri anni sottoponendosi per tre giorni alla settimana alla dialisi come faceva da molti anni». Graziella ricorda quando allo zio era stato proposto il trapianto di rene. «Glielo avevano prospettato perché era una persona forte» dice.