Morto Antonio Caberlotto, ultimo dei tre fratelli pionieri della calzatura sportiva a Montebelluna

Aveva 74 anni. Con i fratelli fondò prima la Caber e poi la Lotto. L’azienda fu poi venduta ad Andrea Tomat che lo ricorda: «La sua storia, una dichiarazione d’amore per lo sport». I funerali giovedì 13 maggio alle 15.30 in Duomo a Montebelluna

MONTEBELLUNA. Si è spento anche l’ultimo dei tre fratelli Caberlotto, la dynasty della scarpa che aveva fondato prima la Caber e poi la Lotto coniando il brand dal proprio cognome. Alberto Caberlotto aveva 74 anni ed era rimasto al timone della Lotto dopo la scomparsa, nel 1997, di Giovanni, mentre Sergio era deceduto in un incidente stradale nel 1987.

I funerali di Alberto Caberlotto saranno celebrati domani, giovedì 13 maggio, alle 15.30 nel Duomo di Montebelluna, poi la salma sarà tumulata nella cappella gentilizia di famiglia nel cimitero del capoluogo.

Erano gli anni Sessanta quando a San Gaetano, frazione in cui erano nati e cresciuti i Caberlotto, veniva fondata la Caber, azienda che produceva scarponi da sci in plastica. Nel 1974 la cessione del marchio alla Spalding e i Caberlotto contemporaneamente fondavano un’altra azienda, giusto al di là della strada, dirimpetto alla Caber: la Lotto.

Non più scarponi in plastica ma scarpe da ginnastica, da calcio, da running, da pallavolo, di pallacanestro. A guidarla i tre fratelli Giovanni, Sergio e Alberto.

Poi la prima tragedia: nel 1987, a 42 anni, muore Sergio in un incidente mentre tornava dal Casinò di Venezia;  nel 1997 muore a 56 anni per una setticemia Giovanni, che aveva fatto grande il Calcio Treviso con la sua presidenza.

A quel punto la guida di Lotto, il brand della doppia losanga, era rimasta ad Alberto, il più giovane dei tre fratelli Caberlotto. Non erano più gli anni ruggenti in cui nella fabbrica di San Gaetano arrivavano campioni dello stampo di Boris Becker e Ruud Gullit e tanti altri, le difficoltà si sentivano sempre di più, la Lotto era stata messa in vendita e l’aveva acquistata una cordata guidata da Andrea Tomat. 

E proprio da Tomat e dalla Lotto giungono le prime parole ufficiali di cordoglio per la scomparsa di Caberlotto: «La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente i dipendenti e tutti coloro che lo hanno conosciuto e lo ricordano con affetto», si legge in una nota.

 «Quella di Alberto Caberlotto è stata una dichiarazione d’amore per lo sport e per il proprio territorio, che ha contribuito  ad accrescere la fama del distretto industriale ad alta specializzazione di Montebelluna».

Nel 1973, anno di fondazione di Lotto, la produzione è partita con le scarpe da tennis. Poi si sono aggiunte in breve le linee da calcio, da pallacanestro e atletica e poi ancora l’abbigliamento ed il tempo libero.

«Ho conosciuto Alberto quando ho iniziato la mia esperienza in Lotto da responsabile del marketing e delle sponsorizzazioni – continua Tomat – Un incontro che mi ha cambiato la vita portandomi a condividere la storia professionale personale con quella dell’azienda. Alberto era un visionario che guardava sempre avanti alla ricerca di nuovi traguardi. Ottimista di natura, sempre molto disponibile, si sintonizzava immediatamente con chi amava le calzature sportive, che per lui erano tutto. Fu lui a credere nella proposta che gli feci di disegnare la Stadio. Quella scarpa da calcio con il logo verde fece la storia dei mondiali del ’90 e, a distanza di oltre 20 anni, resta ancora un’icona. Rivederla ci ricorderà di Alberto e della sua storia, quella di un uomo che rimarrà nei cuori e nella mente di tutti quelli che lo hanno conosciuto.»