Padre Garbin, la maestra Lucchetta: la Marca piange altre vittime del coronavirus

Cinque decessi fra lunedì a martedì in provincia di Treviso. I loro volti, le loro storie: per non dimenticare

TREVISO. Padre Giuseppe Garbin, 76 anni, vice parroco di San Martino e Rosa, non è riuscito a superare le conseguenze del coronavirus. Dopo quaranta giorni di sofferenza martedì mattina è spirato nell’ospedale di Jesolo. In lutto la congregazione dei Giuseppini del Murialdo, la parrocchia di San Martino e la varie comunità in cui ha prestato servizio. L’ultimo servizio da parroco l’aveva svolto a Padova, nella parrocchia di San Pio X. A Conegliano era arrivato nell’ottobre del 2019 e in breve con la sua bontà, disponibilità e riservatezza aveva conquistato i fedeli. In passato era stato direttore a Thiene e preside nella scuola dei Giuseppini a Montecchio Maggiore (Vicenza). Ma l’inizio della sua vita da sacerdote-insegnante fu al Turazza a Treviso. «Il Signore ha disposto così» si commuove il parroco, padre Giuseppe Menzato.

«La morte è brutta, ma morire così è ancora peggio». Si erano conosciuti da giovani e si erano ritrovati da qualche mese nella comunità di San Martino. «Avevamo studiato insieme al ginnasio ad Arcugnano e avevano fatto il noviziato a Vigone, nel Torinese», ricorda. Poi ci siamo ritrovati a Viterbo per la teologia e nel 1974 siamo stati ordinati sacerdoti». Da lì hanno proseguito le loro vite sacerdotali seguendo gli insegnamenti di Leonardo Murialdo. Don Garbin ha svolto servizio in varie sedi e con incarichi di responsabilità soprattutto nel Vicentino, sua terra origine (nacque a Nanto). Gli ultimi anni da parroco sono stati a Padova fino al 2017, dove è ricordato per la sua attività d’integrazione. Aveva avuto problemi di salute e così era stato ospite nelle sedi dei Giuseppini a Thiene e Venezia. L’1 ottobre 2019 è diventato vice parroco a San Martino di Conegliano.

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Attorno al 20 marzo il ricovero. «Avevo chiamato l’ambulanza, lui è salito per primo io dopo, era molto preoccupato dal coronavirus», ricorda quei drammatici momenti il parroco. «Siamo stati al pronto soccorso di Conegliano, io avevo più di 39 di febbre, lui sembrava non stare così male. Le ultime parole che ricordo pronunciate da qualche medico o infermiere: “Via via questo perché è positivo”, riferito a me, perché apparivo più grave». Entrambi sono stati per settimane nel centro per malati Covid di Vittorio Veneto. «Eravamo in stanze diverse, non ci siamo più visti», è sconvolto padre Giuseppe. È stato appena dimesso e si trova ora in parrocchia per la convalescenza. Padre Giuseppe Garbin era stato trasferito a Oderzo e poi a Jesolo, dove ieri è spirato. «Una tragedia», dice una parrocchiana, «siamo rimasti malissimo, una persona con cui era bello dialogare».

«Se non ci fosse stato il virus, sarebbe ancora con noi». Così uno dei figli evidenzia come la maestra Giannina Lucchetta, colei che istruì diverse generazioni a San Pietro di Feletto, fosse in buona salute. Aveva superato i 101 anni e di lei erano piacevolmente sorpresi anche i medici. Positiva al tampone, all’inizio sembrava asintomatica, poi nell’ultima settimana il tracollo.

  • Lunedì è mancata nella casa di riposo De Lozzo di Santa Maria. Si trovava lì in convalescenza da metà febbraio, dopo aver trascorso in precedenza alcune settimane a Casa Fenzi. La maestra Giannina aveva abitato sempre nella sua csa di San Pietro: una donna di cultura, una roccia nel fisico e nella mente. Nel periodo natalizio era stata ricoverata al Ca’ Foncello perché si era fratturata il femore. «Il primario che l’aveva operata mi ha detto: “È stata impressionante, durante l’operazione ha sempre parlato e dopo mi ha raccontato di tutta la sua vita, famiglia, figli e nipoti”», racconta il figlio. «Quando è tornata dalla sala operatoria l’infermiera le ha detto che, visto che era andato tutto bene, chiamava per avvisarci. Lei le ha dettato a memoria i nostri numeri di cellulare». Originaria di Pieve di Soligo, la maestra Giannina era nata il 16 agosto 1918, nel pieno dell’epidemia Spagnola. In un certo senso è stata l’arter ego di Alberto Manzi, che con la sua trasmissione negli anni ‘60 in Rai “Non è mai troppo tardi”, istruì agli italiani. Insegnante alle elementari a San Pietro, realizzò anche corsi serali per adulti. Durante la seconda guerra mondiale Giannina Lucchetta fu delegata dal Comune per l’ufficio “Annonaria”. Lei fece in modo che il cibo andasse a chi ne aveva veramente bisogno e aiutò molte persone. Dopo la pensione ha assistito come volontaria tanti ammalati, tra i quali la madre di don Nilo Faldon, storico parroco di San Pietro. Bisnonna, Giannina lascia quattro figli, diversi nipoti e pronipoti e tanti parenti. «Circa un mese fa era stata isolata perché risultata positiva al tampone», racconta uno dei figli. «Dopo due settimane le hanno rifatto il tampone. Ci hanno detto che non aveva problemi di respirazione, niente tosse o polmonite, solo una febbriciattola. Dalla scorsa settimana è invece crollata, ci hanno riferito di problemi cardiovascolari e il cuore si è spento». Ricordava tutto di tutti, una enciclopedia vivente di San Pietro. Sue ex studenti, tante già in pensione, l’andavano a trovare perché era rimasto un ricordo indelebile. Oltre a italiano, matematica e diverse materie, aveva insegnato a vivere. «Nelle settimane precedenti lei stava molto bene, era lucidissima, sarebbe ancora qui senza questo maledetto virus», conclude il figlio. «Fino a Natale si arrangiava e abitava da sola, aveva un carattere fortissimo».

    Una vita dedicata agli affetti famigliari e poi il ricovero al Gris. Livia Macchion, 96 anni, è deceduta lunedì all’interno dell’Ipab di Mogliano. Dove molti anziani ospiti, su circa 130 posti, risultano positivi ai tamponi effettuati nelle scorse settimane.

  • La signora, vedova Simonetto, viveva nel quartiere Ovest, in via Roma al civico 91/b nella piazzetta della farmacia La Marca. Lascia il figlio Sandro. È il diciassettesimo decesso avvenuto tra gli ospiti dell’istituto Gris dall’inizio dell’emergenza.