Treviso, addio alla staffetta partigiana Tina Dall’Armi Murgia: aveva 93 anni

Si è spenta il 26 aprile: si unì al Cln a 15 anni e fu decorata dal presidente della Repubblica. Il figlio è un noto penalista: «Amava verità e dignità umana». Funerali il 2 maggio

«Non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere». È una frase tratta da una delle lettere scritte daGiacomo Ulivi, un giovane universitario fucilato dai fascisti in Piazza Grande a Modena, che Tina Dall’Armi Murgia, staffetta partigiana durante la Guerra di Liberazione, serbava gelosamente nel comodino a fianco al letto dove, nella sua casa di viale Montegrappa a Treviso, la mattina del 26 aprile, il giorno dopo la festa della Liberazione, si è spenta a 93 anni. Lucida fino alla fine, leggeva i giornali tutte le mattine, guardava molta televisione e commentava con il figlio Francesco, notissimo penalista trevigiano, le notizie di un presente che lei, fedele da sempre agli ideali mazziniani, faticava oramai comprendere. «Quando è cominciata la guerra in Ucraina – racconta il figlio Francesco – mi disse che non potevamo girarci dall’altra parte, che non potevamo voltare le spalle a chi combatteva per la propria libertà».

Dopo l’8 settembre ‘43

Tina aveva 15 anni quando si unì al Comitato di Liberazione Nazionale come staffetta porta ordini. Era anche incaricata di consegnare gli approvvigionamenti a supporto delle formazioni partigiane schierate lungo la Pedemontana e per il suo impegno venne decorata dalla Presidenza della Repubblica. «L’8 settembre del 1943 eravamo dentro a un pastificio – amava ricordare – mio padre era molto malato, sarebbe morto sei anni dopo. Ma era un uomo intelligente e mentre tutti gridavano “è finita la guerra!” lui, presi da parte noi figli, ci ha detto “la guerra deve ancora cominciare”. E aveva ragione». Originaria di Tai ma trasferitasi a Treviso proprio durante la guerra, Tina Dall’Armi Murgia respirò da subito l’aria di libertà dentro alla famiglia e aderì giovanissima a Giustizia e Libertà diventata poi il Partito D’Azione, per finire nella militanza repubblicana. Il ricordo più vivido della guerra risale all’estate del 1944, quando le Brigate Nere, coadiuvate dai nazisti, si resero protagoniste del famigerato rastrellamento del Cansiglio.

 
Il distacco dalla politica

«Mia madre – dice Francesco Murgia – collaborò a far uscire dalla sacca in cui era stata rinchiusa la “Brigata Mazzini”, comandata da un giovane ufficiale passato alla resistenza, Francesco Sabbattucci.C’era anche mio zio, Luigi Dall’Armi, che mia madre nascose dietro un armadio facendolo sfuggire ai fascisti. Sabbattucci venne ucciso a Padova il novembre dopo: i suoi compagni, travestiti da fascisti, presentarono un necrologio al “Gazzettino” che, malgrado la censura, lo pubblicò senza peraltro capire di chi si trattasse. Mia mamma portò il testo da Treviso a Mogliano». «Aveva un carattere forte – è il ricordo commosso del figlio avvocato – e un amore sconfinato per la verità e la dignità della persona umana. Guardava con crescente distacco alla politica incarnata dai partiti, sempre più incentrata sugli umori di un’opinione pubblica di cui non però non riusciva a rappresentare “il meglio”, anzi: parafrasando Giulio Andreotti, politico che non amava, diceva che il 10 per cento di quelli che siedono in Parlamento è meglio degli elettori che li vota, il 10 per cento è peggio e l’80 per cento è esattamente come loro». Finita la guerra Tina Dall’Armi trovò l’amore e sposò l’ex ufficiale dell’Aeronautica, avvocato e poeta Giacomo Murgia. Dopo una breve parentesi lavorativa nella scuola decise di dedicarsi ai tre figli, Alessandra, Francesco e Marta. I funerali si svolgeranno lunedì 2 maggio alla chiesa parrocchiale di Sant’Agnese a Treviso.